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CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
INCONTRO DI
STUDIO
SU TEMA NUOVE MAFIE: LE
ORGANIZZAZIONI CRIMINOSE STRANIERE OPERANTI IN ITALIA –
ROMA 12-14 GENNAIO 2009
LA MAFIA RUSSA ED
IL FENOMENO DEL RICICLAGGIO
TRASNAZIONALE
Dott. Luigi De Ficchy Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli
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Genesi e sviluppo della Mafia Russa
La genesi dell’attuale mafia russa va ricercata nella situazione criminale
presente nell’U.R.S.S. negli anni ’50. Al tempo dell’impero sovietico, nonostante il
rigido apparato poliziesco di controllo esistente e la irrogazione di pesantissime
condanne anche per reati non gravi scontate nei GULAG, il fenomeno criminale in
termini di percentuale era di gran lunga superiore a quello riscontrabile nel mondo
occidentale. L’economia pianificata dal “Partito” aveva condotto l’U.R.S.S. a una
situazione di povertà diffusa e di conflitti sociali tra le innumerevoli etnie e
rappresentava il fattore determinante per la nascita di sodalizi criminali al loro interno
divisi in classi differenti e organizzati secondo una struttura gerarchica. Il loro
principale interesse, in ragione della grave carenza di merci necessarie per la vita
quotidiana, era il “mercato nero”. Progressivamente, grazie alla dilagante situazione
di corruzione, si costituiva una economia parallela gestita dai gruppi criminali che
riuscivano ad appropriarsi di gran parte delle merci di prima necessità destinate alla
popolazione. Si formava in tal modo una sorta di “imprenditoria criminale” che per la
sua commistione e collusione con i pubblici poteri rappresenta ancora oggi una delle
caratteristiche fondamentali dei fenomeni criminali russi. In epoca riformista gli alti
esponenti del PCUS e dei Servizi di Polizia e di Sicurezza ebbero un improvviso
timore di perdere la gestione dei patrimoni statali che erano nelle loro mani e
iniziarono un processo di sottrazione dei beni appartenenti allo Stato. In tale
operazione fu necessario servirsi della rete di strutture aziendali e finanziarie,
nazionali e internazionali controllate dal KGB. Nel periodo dell’apertura progressiva
al mercato libero venne attuata una strategia fondata sulla costituzione di nuove
imprese che acquistavano a prezzi ridotti le materie prime e i prodotti energetici. Tali
beni venivano poi successivamente venduti sulla base dei prezzi di mercato, esistenti
in campo internazionale e i profitti ingenti derivati venivano dapprima depositati
nelle banche dei paesi satelliti e quindi progressivamente nelle banche dei paesi
occidentali.
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Dopo il crollo della ex Unione Sovietica la vendita a privati delle industrie
russe, in particolari di quelle che controllavano le risorse energetiche e le materie
prime, ha costituito un’altra fortunata occasione per gli ex operatori del mercato nero
e per gli apparati del passato regime di portare a compimento l’impossessamento di
tutte le principali ricchezze del paese. Si è operato in tal modo un incremento di
capacità criminale dovuta al collegamento degli ex gestori del mercato nero con le
classi criminali, costituite dagli ex dirigenti politici e degli apparati di sicurezza che si
sono impossessati delle maggiori banche del paese e delle più importanti industrie
nonché progressivamente del potere politico.
Fonti del governo russo ritengono che oggi, circa il 40% delle imprese private, il 60%
delle imprese statali, il 50-85% delle banche russe, il 70-80% dell’insieme delle
attività commerciali sono soggette a infiltrazioni o comunque sono sotto l’influenza
delle organizzazioni criminali e che la quasi totalità delle imprese commerciali nelle
città maggiori è gestita direttamente o indirettamente da gruppi criminali.
L’infiltrazione criminale nell’economia e nella finanza è stata ulteriormente
consolidata dalle elezioni di rappresentanti dei poteri criminali sia nelle
amministrazioni locali che nel Parlamento. A tale proposito vi è da segnalare che
moltissimi mafiosi sono diventati assistenti parlamentari dietro pagamento di una
somma di denaro. Attualmente in Russia i 450 deputati della Duma si giovano di
15.000 assistenti parlamentari, molti dei quali sono stati uccisi in relazione a contrasti
tra gruppi criminali rivali.
Sullo sviluppo dei sistemi criminali ha inciso in maniera fondamentale la situazione
di generalizzata corruzione degli organismi governativi, amministrativi e giudiziari,
collegata alla crisi morale e economica che è seguita alla disgregazione della ex
Unione Sovietica con la costituzione di profonde disuguaglianze sociali e di reddito e
a una situazione di povertà che nella Federazione Russa colpisce oltre quaranta
milioni di abitanti su un totale di centoquarantasei milioni. Ha influito su tale quadro
il livello dei salari pubblici che, nonostante siano stati aumentati negli ultimi anni,
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girano intorno a un corrispettivo di duecento dollari U.S.A. al mese per un agente
della polizia e di quattrocento dollari U.S.A. per un colonnello della stessa.
Il vero salto di qualità e quantità della criminalità transnazionale si è avuto con
la caduta del muro di Berlino: da una parte si è avuta una corsa delle mafie italiane
agli investimenti nel mercato orientale che si apriva al commercio internazionale,
dall’altra
l’abbattimento dei confini ha rappresentato un’occasione per una
espansione incontrollata della criminalità russa, tradizionale e di nuova matrice, che
prima limitava l’attività al loro territorio di origine.
Gli investimenti criminali nella Federazione Russa sono stati favoriti dall’inesistenza
fino al 1996 nel codice penale russo di delitti quali la bancarotta fraudolenta, la truffa,
il falso in bilancio. Ciò oltre a rendere impossibile ogni forma di contrasto nel settore
finanziario e commerciale locale ha attirato i capitali delle mafie occidentali con il
risultato di far entrare nella Federazione Russa un flusso di denaro di illecita
provenienza.
Struttura della Mafia Russa
Emerge chiaramente dall’analisi dei sistemi criminali che non esiste una sola
mafia russa ma che si deve parlare della esistenza di singole numerose mafie etniche,
della mafia ucraina, uzbeca, georgiana, della mafia degli oligarchi finanziari, della
mafia degli ex agenti del KGB.
Secondo fonti del ministero degli Interni russo i gruppi criminali russi sono
circa 8.000 con oltre 100.000 affiliati e sono localizzati per oltre il 50% nelle grandi
città e nelle regioni di Mosca e San Pietroburgo. A loro interno vi è una rigida
struttura gerarchica alla cui sommità vi sono i cosiddetti “ladri in legge”. Alcune
analisi investigative hanno messo in evidenza un rapporto confederativo tra i vari
gruppi che viene attivato in circostanze di emergenza. Si tratta di un organismo
consultorio formato dai capi dei maggiori gruppi con una cassa comune utilizzabile
per corruzioni ed intimidazioni e per scopi solidaristici quali il mantenimento delle
famiglie degli arrestati.
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La struttura dei rapporti tra i gruppi criminali russi è a rete e non è facile
comprenderne i collegamenti, essendo i fatti spesso collegati tra di loro ma sotto
forme, tempi, luoghi diversi, a volte coinvolgendo le stesse persone che compiono
fatti delittuosi in luoghi diversi, a volte rivelandosi da fatti collegati ma compiuti da
persone provenienti da paesi diversi.
L’intreccio dei gruppi criminali si è progressivamente rinforzato tanto da dare vita a
collegamenti tra componenti criminali del tutto eterogenei, quali narcotrafficanti e
terroristi, mercanti di armi, sistemi bancari e finanziari di riciclaggio di capitali
illeciti.
INFILTRAZIONE MAFIOSA DI MATRICE RUSSA IN OCCIDENTE
Dal 1991 si è assistito a due fenomeni collegati fra di loro: una fuga di capitali
stimata in 300 miliardi di dollari da fonti interne alla Federazione Russa,
accompagnata da un impressionante incremento numerico della presenza di cittadini
della ex Unione Sovietica nei paesi occidentali.
Al seguito dei capitali sono giunti in Occidente i capi di alcune pericolose
organizzazioni russe per sfuggire alle vendette di gruppi contrapposti e per investire
personalmente i proventi delle attività illecite. Si tratta di gruppi che si muovono in
campo internazionale e danno ai loro affiliati un tipo di addestramento paramilitare.
Gli appartenenti di spicco continuano a impartire direttive agli associati rimasti nel
paese di origine o operanti all’estero, disponendo circa le molteplici attività criminali
da compiere, dalle estorsioni alle pianificazioni di attentati contro uomini politici o
persone legate a gruppi criminali avversari.
Peraltro la presenza della criminalità russa in Occidente si manifesta prevalentemente
in forme non violente, in modo da non suscitare particolari reazioni da parte degli
apparati di contrasto. Ne consegue che nelle valutazioni che si fanno sulle criminalità
organizzate, la criminalità russa riveste a torto un posto secondario rispetto agli altri
gruppi che con caratteristiche più visibili si offrono più facilmente all’analisi.
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Tale mancanza di violenza da parte della criminalità russa ha subito in Italia
una inquietante smentita in virtù dell’omicidio di PASTUKHOV OLEG, uomo d’affari
russo, sospettato di essere colluso con la criminalità russa, avvenuto a Milano nel
dicembre 2000 e, più di recente, con il tentato omicidio di AGKATZANIAN GKRANT,
cittadino greco di origine armena, accoltellato il 10 giugno 2008 a Roma presso un
ristorante di via Veneto.
Attualmente la presenza di gruppi ed elementi di rilievo delle organizzazioni
criminali russe, soprattutto in alcuni Paesi Europei di minori dimensioni, quali
l’Austria, la Svizzera e il Belgio, accompagnata dalla creazione di numerose società,
aventi ad oggetto le più svariate attività commerciali e imprenditoriali nonché dal
deposito nelle banche di ingenti capitali, costituisce la possibile causa di mutazioni
genetiche delle istituzioni e del tessuto sociale di tali Paesi.
Nei fenomeni migratori verso l’Occidente si è evidenziato che elementi criminali
russi si sono giovati di passaporti attestanti una cittadinanza diversa da quella
effettivamente posseduta. In particolare, si è riscontrato l’uso di passaporti israeliani,
greci e belgi acquisiti con la corruzione di funzionari.
Alcune indagini hanno rivelato l’esistenza di una complessa organizzazione
internazionale che è in grado di assicurare facilmente non solo visti e permessi di
soggiorno ma anche il riconoscimento della cittadinanza ellenica e belga a cittadini
delle Repubbliche dell’ex Unione Sovietica.
L’infiltrazione di mafiosi russi in Occidente si è giovata anche dell’attività di molte
agenzie turistiche e società di servizi presenti nei Paesi dell’ex Unione Sovietica che
ricorrendo alla corruzione o alle false attestazioni riescono a far ottenere ai propri
clienti visti per l’area europea di Schengen. Tali società svolgono la loro attività alla
luce del sole facendosi propaganda sui quotidiani più diffusi. Nel fenomeno sono
risultati coinvolti funzionari e impiegati delle ambasciate occidentali presenti nei
Paesi dell’ex Unione Sovietica. Ovviamente le enormi disponibilità di denaro in
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possesso della mafia russa rendono facilmente aggirabile l’ostacolo del visto per i
Paesi occidentali.
Nei paesi europei vengono anche commessi una serie di reati strumentali
all’infiltrazione: false attestazioni del possesso dei requisiti necessari per ottenere il
permesso di soggiorno, corruzioni di pubblici ufficiali in grado di facilitare
l’espletamento delle procedure burocratiche connesse alle regolarizzazioni del loro
soggiorno. Per infiltrarsi dai gruppi vengono usate le tecniche dei matrimoni di
comodo attraverso cui acquisire la cittadinanza, degli inviti per soggiorni fatti da
società costituite al bisogno, delle certificazioni di richieste di attività di lavoro di
fatto inesistenti.
Il riciclaggio trasnazionale
Un enorme quantità di denaro liquido di sospetta provenienza viene immesso sui
mercati finanziari internazionali attraverso attività di società presenti in diversi Stati,
che sono organizzate secondo il modello delle cosiddette scatole cinesi o a farfalla e
che si giovano delle favorevoli normative fiscali e finanziarie vigenti nei paesi off-
shore.
Da alcune indagini condotte dalla autorità giudiziaria statunitense concernente il
riciclaggio da parte di gruppi mafiosi russi è emerso che la criminalità russa immette
annualmente nei mercati finanziari internazionali capitali per un valore tra i 25 e i 50
miliardi di dollari U.S.A.
Ingenti somme trovano rifugio prevalentemente nei paradisi fiscali ma anche
nell’Europa occidentale e in Israele dove i leader criminali russi si avvalgono della
doppia cittadinanza per realizzare investimenti.
L’infiltrazione economica della criminalità russa in Italia è stata accertata sin
dal 1995 nel corso di una indagine che portava all’arresto di MONIA ELSON per
riciclaggio ed associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. In
tale
procedimento emergeva la presenza sul territorio italiano di alcuni esponenti di
gruppi mafiosi russi già operanti nell’area metropolitana di New York che avevano
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avviato il reimpiego di capitali di illecita provenienza in attività commerciali del
settore dell’arredamento e della lavorazione orafa. Il denaro veniva fatto transitare su
conti in valuta aperti presso le banche del pescarese.
Da questa indagine nasceva successivamente un’altra significativa indagine
curata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma concernente un gruppo
criminale facente parte della organizzazione russa della “Brigata di Solnteso”
(Brigata del Sole), particolarmente attivo nel campo del commercio degli
olicombustibili con la costituzione in Italia di una società attraverso la quale operare
l’intermediazione per l’acquisto di ingenti quantitativi di petrolio. Dalle indagini
veniva evidenziata la particolare capacità delinquenziale di tale gruppo che aveva
strette collusioni con ambienti politico – istituzionali della federazione russa. Anche
in Italia l’organizzazione ha commesso attività violente ed intimidatorie quali
sequestri di persona pur se la esplicita intenzione alla base della sua permanenza nel
nostro paese è stata quella di non attirare l’attenzione delle Forze dell’ordine. In
questo ambito le ingenti disponibilità economiche del gruppo sono servite per la
corruzione di impiegati pubblici. In tale procedimento sono state raccolte le
dichiarazioni del collaboratore ROIZIS YOSSIF secondo il quale da YURI ESSINE capo
del gruppo dipendevano tutti gli appartenenti alle brigate criminali russe infiltratesi in
Italia. Tale indagine ha portato nel Marzo del ’97 all’emissione di 19 ordinanze di
custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere di stampo mafioso, per
sequestro di persona ed estorsione;
Dalla Procura presso il Tribunale di Rimini è stata curata un’altra indagine
concernente i fratelli PETROSSIAN, titolari della società turistica VECTOR M, tramite la
quale controllavano il flusso di “commercianti” russi che fanno acquisti in Romagna
e nelle Marche e che utilizzavano l’aeroporto di Rimini. Tale indagine ha dato
origine ad un ulteriore procedimento di competenza della Direzione Distrettuale
Antimafia di Bologna nel cui ambito è stata emessa un’ordinanza di custodia
cautelare nei confronti di 12 soggetti appartenenti a un’associazione di tipo mafioso
operante in Rimini, Riccione, Fano e altre zone della Romagna e delle Marche e
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collegata con altre associazioni di tipo mafioso dei paesi dell’ex Unione Sovietica,
denominate “Solntsevo”, “Uralmash” e “Koptvskaija” dedita a delitti ed estorsioni,
sequestro di persona, lesioni personali, violenza privata e minacce. Il gruppo operava
sulla riviera adriatica nel controllo di settori economici relativi all’attività di
importazione – esportazione di prodotti commerciali tra l’Italia e i Paesi dell’ex
Unione Sovietica e in particolare di calze da donna e mobili per l’arredamento,
estromettendo dal mercato
i commercianti e assoggettandoli alla volontà
dell’organizzazione e condizionando i cittadini russi operanti in Italia nel settore dei
cosiddetti “Shop-tours”.
Attualmente l’Italia è territorio di elezione di alcune organizzazioni criminali russe
per l’investimento, anche tramite prestanomi italiani, di ingenti capitali in campo
immobiliare, finanziario ed imprenditoriale.
Per i sodalizi criminali russi il nostro Paese rappresenta un luogo ove esercitare
attività imprenditoriali, stringere potenziali alleanze, sviluppare specifici traffici ed
aprire e/o consolidare canali di riciclaggio.
Le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette collegate a fenomeni di
criminalità organizzata e che hanno riguardato soggetti provenienti dalle Repubbliche
dell’ex Unione Sovietica hanno ulteriormente documentato ipotesi di riciclaggio
internazionale, riguardanti capitali provento di crimini finanziari. In tali fattispecie i
reati
presupposti
accertati
sono
relativi
ad
appalti
pubblici
affidati
dall’amministrazione della Federazione Russa, nel cui ambito si sono verificate
ipotesi di appropriazione indebita, truffa e corruzione. Nella ricostruzione dei flussi
finanziari è emerso l’utilizzo di triangolazioni con paesi off – shore, in particolare
Cipro, che costituisce uno dei rifugi più sicuri da parte di imprenditori e uomini
d’affari russi per nascondere in un primo passaggio i capitali da riciclare. Vi è da
considerare che circa il 40% delle 50.000 società off – shore con sede in Cipro
risultano di proprietà di cittadini russi, i quali hanno approfittato della legislazione
estremamente favorevole in termini di regime fiscale e di incentivi. Nell’ambito di un
successivo trasferimento del denaro proveniente da detti crimini, è stata accertata
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l’apertura di conti correnti in istituti di credito italiani, in particolare in Lombardia,
dove le somme vengono depositate per periodi temporanei.
Indagini in atto hanno confermato le penetrazione di gruppi criminali
provenienti dai Paesi della ex Unione Sovietica in varie zone della Lombardia, della
Liguria, della riviera adriatica e del Nord – Est, soprattutto nel settore turistico –
alberghiero, nelle aziende di import – export e in relazione ad alcuni particolari
settori merceologici quali abbigliamento e mobili per l’arredamento. Da ultimo sono
stati accertati in Toscana acquisti di aziende agricole e di industrie produttrici di
articoli di largo consumo.
Vi è inoltre da segnalare in Lombardia la costituzione di società, aventi quali
amministratori soggetti di origine russa e operanti nel commercio all’ingrosso di
prodotti di varie categorie merceologiche. La costituzione di tali società, la cui
operatività effettiva risulta minima, appare finalizzata a far ottenere il rilascio del
permesso di soggiorno in Italia per lavoro autonomo agli amministratori di tali
aziende e a garantire loro un compenso allo scopo di ottenerne il rinnovo. Le
operazioni fatturate da tali società e collegate a società russe sono state accertate in
gran parte false in quanto alcune società russe risultano inesistenti oppure non hanno
riconosciuto la esistenza delle stesse operazioni.
Gli amministratori di tali società risultano peraltro dotati di ampie disponibilità
finanziarie, dimostrate dagli acquisti di immobili e di autoveicoli in Italia e costituite
con bonifici provenienti da conti correnti aperti presso banche situate in Lettonia e a
Cipro.
L’indagine più
rilevante, concernente
l’infiltrazione economica della
criminalità russa in Itala (il procedimento penale n. 54431/99R) è stata curata dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e coordinata dalla Direziona Nazionale
Antimafia, che ha applicato lo scrivente, all’epoca Sostituto Procuratore Nazionale
Antimafia, presso la stessa Direzione Distrettuale. Il procedimento era connesso alla
vicenda c.d. Russiangate, riguardante un vasto fenomeno finanziario internazionale
caratterizzato da un fortissimo esodo di capitali dalla Russia per un importo di circa
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40 miliardi di U.S.D. Tale denaro proveniva da fondi illecitamente accumulati dalla
burocrazia russa e da esponenti dell’ex K.G.B., da risorse sottratte dagli imprenditori
all’imposizione fiscale e soprattutto da attività delle organizzazioni criminali.
In questo caso, la fuoriuscita di capitali dalla Russia ha seguito vari canali bancari e
commerciali, ma si è potuto ricostruire un comune percorso del denaro esportato, che
fatto uscire dalle banche russe, è stato fatto transitare su banche e società costituite
per l’occasione in paradisi fiscali (Cayman Island, Jersey, Antigua e Nauru)
attraverso successivi trasferimenti finalizzati a occultarne la provenienza.
Successivamente tramite le intermediazioni di società finanziarie, costituite negli
U.S.A. nell’interesse di soggetti russi, i fondi sono confluiti sui conti di società, come
la BENEX, BECS e LOWLAND. Queste società hanno poi trasferito i fondi verso i paesi
europei. Le indagini hanno permesso di raggiungere la prova dell’origine delittuosa
dei fondi provenienti dalla società BENEX e società collegate in quanto PETER BERLIN,
titolare della stessa, imputato innanzi al Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti
(Distretto Meridionale di New York), ha ammesso di far parte di un’associazione per
delinquere finalizzata a compiere transazioni bancarie non autorizzate né regolate,
trasferimenti valutari illegali nonché riciclaggio di denaro attraverso trasferimenti
internazionali di fondi al fine di favorire attività criminali, quali l’evasione fiscale e
delle tasse doganali ai danni del governo russo.
L’indagine ha consentito di individuare la presenza di sette diverse strutture
associative dedite al riciclaggio del denaro di provenienza illecita, fatto confluire su
Istituti di credito a beneficio di personaggi di origine russa o comunque legati a
imprenditori dell’ex Unione Sovietica che operano nell’ambito dell’import – export.
Nel corso del procedimento, nel giugno scorso, è stata emessa ordinanza di misura
cautelare da parte dell’A.G. di Bologna nei confronti di 110 indagati e sono stati
effettuati i relativi arresti, perquisizioni e sequestri in Francia, Germania, Svizzera e
Principato di Monaco (“Operazione Tela di Ragno”). L’indagine ha consentito di
individuare i tipici strumenti di riciclaggio in uso alla criminalità russa che si serve di
una rete di società collegate fra loro secondo il sistema delle scatole cinesi. Alcune
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società risultavano titolari di azioni di società collegate, facenti capo allo stesso
gruppo criminale e presentavano un oggetto sociale generico tale da includere
qualsiasi tipologia commerciale in modo da giustificare ogni sorta di rapporto
finanziario utile al riciclaggio del denaro.
La gravità della penetrazione economica della criminalità russa in Italia è stata
confermata dal procedimento che ha riguardato il russo ALIMJAN TOKHTAKHOUNOV,
detto “IL CINESINO”, uomo di fiducia dei fratelli MIKHAIL DAVID e LEV CHERNOY,
noti finanzieri internazionali, sospetti riciclatori di proventi della criminalità russa.
Dalle indagini espletate presso le Direzioni Distrettuali Antimafia di Roma e
Venezia è risultato che ALIMJAN TOKHTAKHOUNOV si trovava in Italia al fine di
coordinare attività di riciclaggio per conto di gruppi criminali russi. Il suo compito
era inoltre di mettersi in contatto con elementi della criminalità italiana al fine di
poter attivare utili canali di collaborazione ed al fine di verificare se tale penetrazione
avrebbe incontrato la resistenza di gruppi criminali già presenti in Italia. Altra sua
funzione era quella di avvicinare impiegati dello Stato ed Ufficiali di Polizia ed in
caso di necessità di corromperli al fine di ottenere permessi di soggiorno per gli
appartenenti all’organizzazione criminale. Il TOKHTAKHOUNOV doveva inoltre
regolarizzare la presenza di cittadini russi in Italia tramite l’organizzazione di
matrimoni di comodo che servivano ad ottenere la cittadinanza italiana.
Vi è inoltre da segnalare un procedimento condotto dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Trento riguardante un gruppo criminale russo,
collegato a imprenditori ed esponenti politici di alto livello, dedito al riciclaggio di
ingenti somme di denaro provenienti da reati finanziari commessi in danno di enti
governativi stranieri. L’indagine ha coinvolto cittadini italiani e russi, che risultavano
partecipi di un’operazione finanziaria internazionale di “lavaggio” di capitali
ammontanti complessivamente a 18,4 milioni di dollari U.S.A., rappresentanti il
profitto del pagamento di una “tangente” nel contesto di una compravendita di n. 3
cacciabombardieri “MIG 29”. Gli aerei erano stati venduti da soggetti collegati alle
strutture militari della Federazione Russa a rappresentanti del governo peruviano.
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Le difficoltà della prova del reato presupposto
Le indagini riguardanti il riciclaggio commesso da gruppi criminali russi si
scontrano con la difficoltà di provare la provenienza delittuosa dei capitali utilizzati
essendo i reati presupposti commessi nei paesi della ex Unione Sovietica le cui
autorità giudiziarie non sono particolarmente collaborative . La giurisprudenza della
Cassazione, anche se non richiede che i delitti presupposti siano specificatamente
individuati e accertati, esige che risultino almeno astrattamente configurabili (Cfr
Cass. II Sez. Sent. Nr. 813 del 19.11.03). In tale ottica è necessario la collaborazione
giudiziaria internazionale per acquisire informazioni dei paesi da cui provengono i
capitali. Purtroppo l’esperienza dell’assistenza giudiziaria con tali paesi è difficile in
quanto tempi di attesa delle risposte sono molto lunghi e le risposte spesso evasive e
di poca utilità.
Data la caratteristica della trasnazionalità delle attività dei gruppi criminali
russi, può risultare utile il coordinamento delle indagini effettuato da parte di
Eurojust, alle cui riunioni possono essere invitati anche rappresentanti delle autorità
giudiziarie dei Paesi ove vengono commessi i reati presupposti.
Allo scopo di intensificare lo scambio di informazioni con le Autorità straniere
in materia di lotta alla criminalità organizzata, la Direzione Nazionale Antimafia ha
stipulato numerosi Memorandum d’Intesa con le Procure Generali dei Paesi più
sensibili alle varie attività illecite della criminalità organizzata transnazionale.
Tali memorandum sono stati sottoscritti con le Procure Generali di molti Paesi
da cui ha origine il fenomeno della criminalità russa tra i quali la Lituania, l’Ucraina,
la Lettonia, la Russia, la Moldavia, il Kazakhstan, l’Estonia, l’Uzbekistan,
l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Polonia, la Slovacchia, la Bulgaria.
Con tali memorandum la D.N.A. da un lato e l’Autorità giudiziaria straniera
dall’altro si impegnano a fornirsi notizie sui cittadini dall’altro Stato arrestati, per fatti
di criminalità organizzata, nel proprio territorio e sui gruppi criminali operanti nei
rispettivi Stati, sulle loro strutture e sui loro collegamenti.
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Questi memorandum sono stati accolti positivamente dalle Autorità giudiziarie
straniere dei Paesi della ex Unione Sovietica e hanno permesso l’instaurazione di un
rapporto diretto e personale con le Procure Generali estere al fine di ottenere
informazioni rapide o eseguire più celermente una rogatoria nel loro Paese.
L’espansione del sistema di corruzione
I gruppi criminali russi presenti nell’Europa occidentale continuano a rivelare strette
collusioni con ambienti politico-istituzionali dei Paesi di origine. Si può oggi
fondatamente sottolineare con particolare allarme che la capacità criminale di tali
gruppi è giunta a influenzare l’attività di alcuni organismi statali di alcuni Paesi
europei in ragione ad attività di collusione e corruzione.
La criminalità russa è presente sopratutto nei paesi dell’Europa Occidentale di
piccole dimensioni noti per l’interesse della rete tradizionale dello spionaggio
sovietico quale il Belgio, capitale dell’Unione Europea e sede della NATO, e
l’Austria, tradizionale paese di frontiera tra Est e Ovest, ma anche nei Paesi europei
di maggiori dimensioni, quali la Gran Bretagna dove è interessata agli investimenti
sulla piazza finanziaria di Londra e al traffico di armi, o la Germania, paese di
transito dove gestisce case di prostituzione di lusso e contrabbando di materiale
strategico.
E’ necessario tenere presente che la rete dei rapporti criminali delle organizzazioni
criminali russe è perfettamente operante anche in quei Paesi della ex Unione
Sovietica o comunque satelliti della stessa, che sono venuti a far parte della Unione
Europea o che aspirano a entrare nella sua orbita politica e economica.
Particolarmente preoccupante è la situazione nei Paesi che costituivano le
costole più legate all’impero sovietico come la Bulgaria e la Moldova. Di particolare
interesse a questo proposito è la Transnistria, un territorio situato tra la Romania e
l’Ucraina, che si è autoproclamato Repubblica, non riconosciuta dai Paesi occidentali,
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ed è divenuto il territorio di elezione dei gruppi criminali russi per i traffici di armi e
di droga. I suoi principali dirigenti politici provengono dalle fila dell’ex KGB.
La penetrazione criminale dei gruppi criminali russi in occidente è stata effettuata
sfruttando l’interesse dell’Unione Europea a una sempre maggiore integrazione dei
Paesi della ex Unione Sovietica ed è stata fino ad oggi sottovalutata con la
conseguente rapida espansione dei fenomeni criminali correlati.
I pericoli derivanti dalla sottovalutazione del fenomeno
Dopo l’11 settembre 2001 la criminalità organizzata russa non è più un tema
“di moda”. Il fenomeno terroristico assorbe tutte le attenzioni e le preoccupazioni
politico – mass mediatiche. Del resto, data la vicinanza della mafia russa con il potere
politico, occuparsi troppo del fenomeno può esporre l’Europa Occidentale, che
dipende dalla Russia per le risorse energetiche, a situazioni di grave imbarazzo.
Nei confronti delle mafie russe si tratta di un atteggiamento doppiamente
sbagliato: prima di tutto perché la mafia russa si può saldare facilmente con il
terrorismo dato che alcuni gruppi di origine caucasica sono vicini al fondamentalismo
islamico e sono presenti in maniera massiccia in occidente. Fonti di intelligence
oramai ampiamente pubblicizzate riferiscono di stretti collegamenti dei gruppi
criminali russi caucasici con gruppi terroristici presenti in Africa finalizzati al
controllo di ampi territori per la coltivazione di cannabis. Ci si dimentica inoltre che
le attività terroristiche sono in gran parte connesse alle attività della criminalità
organizzata. I gruppi terroristici si servono normalmente della criminalità organizzata
per rifornirsi di armi e di documenti. Non va dimenticato che dopo lo smembramento
dell’Unione Sovietica sono rimasti in possesso di arsenali di armi atomiche l’Ucraina,
la Russia, la Bielorussia e il Kazakhstan. Tali paesi hanno enormi difficoltà
economiche e tecniche nella custodia e nella conservazione di tali arsenali, come
dimostrato dai frequenti furti di armi e di materiale strategico, effettuati anche con la
collusione degli stessi militari. Anche il nostro Paese è interessato dal traffico di armi
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di produzione dei Paesi dell’ex Unione Sovietica, come testimoniato da vari sequestri
di tali armi trovate in possesso a elementi legati alle nostre mafie meridionali o
commercializzate da elementi di spicco della criminalità russa.
I canali finanziari utilizzati dal terrorismo e dalla criminalità organizzata sono
in gran parte gli stessi e spesso le risorse finanziarie si confondono nei medesimi
depositi bancari. Con la progressiva apertura attuata dall’Europa occidentale nei
confronti dei mercati e dei paesi dell’est la nostra società sta correndo un rischio
rilevante poiché le reti criminali si infiltrano nei sistemi democratici allo scopo di
assumerne un sempre maggior controllo. Le mafie russe rappresentano quindi uno dei
pericoli maggiori per l’occidente in quanto alle loro spalle vi sono le ingenti risorse
degli Stati dell’ex Unione Sovietica.
Dott. Luigi De Ficchy, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli
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